LA DANZA MACABRA
In Francia sono sopravvissuti solo sette dipinti murali sul tema della Danza macabra. Quello di Notre-Dame-du-Roncier, a Josselin (Bretagna), fu distrutto verso il 1860. Ma il suo ricordo rimane perpetuato da un acquarello. Quello della cappella di Kermaria, assai ben preservato, sviluppa i suoi vari elementi sopra gli archi della navata. Così come la maggior parte delle chiese e cappelle bretoni, Kermaria è stata anche una necropoli. Non sorprende perciò il fatto che gli affreschi contenuti al suo interno rappresentino il mistero della Morte, e che tra questi s'imponga in maniera particolare una splendida Danza macabra. La Danza macabra di Kermaria è un'opera molto rara; la più preziosa sia perché consiste di ben 47 figure, sia per il fatto che è stata datata con una certa precisione. Nel XVIII secolo fu ricoperta da uno strato di calce. E' intorno al 1856 che Charles de Taillert, uno dei discendenti dei signori proprietari di Kermaria nel XVI secolo, scoprì questi dipinti e si attivò per riportarli alla luce. Sebbene un certo numero di queste figure risultino danneggiate o completamente scomparse, ne sono rimaste abbastanza di integre o con tali dettagli da far risultare questa opera come una delle più importanti della Bretagna. E' risaputo che la più famosa Danza macabra fu dipinta a Parigi nel 1425 sotto i porticati del chiostro del Charnier des Innocentes (cimitero popolare degli Innocenti). Guyot Marchant fece una riproduzione di questa, incidendola sul legno. Questa incisione ebbe molto successo in tutta Europa. Quella di Kermaria, che René Couffon si ritiene abbia dipinto tra il settembre 1488 e l'aprile 1501, trova ispirazione proprio dalla riproduzione del Guyot, ma si arricchisce di nuovi e sorprendenti elementi. Le figure rappresentano dei "viventi" di tutte le età e di tutte le classi sociali che si tengono per mano con degli scheletri (Ankou) dal sorriso sardonico che li conducono in una Danza macabra. Questi scheletri altro non sono che la rappresentazione della morte. Le figure misurano 1,30 metri in altezza, e si sviluppano sulla parete, che da sull'interno della cappella, del porticato. I quarantasette personaggi, morti e vivi, sono effigiati individualmente, ciascuno nella sua arcata dipinta. L'intera opera è stata dipinta a tempera, quasi senza contrasto, con colori tenui su uno sfondo rossiccio-marrone, e leggermente abbozzati. La danza inizia a sud, presso il coro, e termina a nord.
Nello spazio tra gli archi si distinguono, su fondo a fiori, i profeti dell'antico testamento. Le coppie morto-vivo sono appaiate secondo un ordine sociale decrescente: non è più visibile l'attore, che si presume avesse il compito di spiegare l'iconografia o l'autore che ha scritto le massime morali, apposte sotto ogni personaggio. Queste massime sono costituite da otto righe in caratteri gotici. Solo una piccola parte del testo è ancora leggibile. Questi versi sono stati ispirati al poema "Charnier des Innocents". La disposizione delle figure è la seguente: dopo l'Attore (o l'autore), il Papa, l'Imperatore e il Cardinale. Viene poi il re che interviene direttamente nella danza, seguito dal patriarca, dal conestabile, da un arcivescovo, da un cavaliere, da un cavallerizzo, dall'abate, da un uomo della classe media, di seguito il monaco certosino e il soldato. Ogni figura è alternata da scheletri, o meglio, dalla rappresentazione della morte. Ci sono poi quattro figure che non sono separate dall'Ankou: il medico con la sua ampolla della medicina, la donna, l'usuraio e il suo debitore. Poi le figure si alternano ancora e possiamo vedere: gli innamorati in falsetto che indossano delle lunghe scarpe a punta, il musicista con la cornamusa appoggiata a terra, il contadino con la roncola e la zappa sulle spalle, seguiti dal frate e dal bambino che completano la sinistra farandola.
LA LEGGENDA DEI TRE VIVI E DEI TRE MORTI
Nella navata nord, di fronte al transetto, c'è una raffigurazione de
"La leggenda dei tre vivi e dei tre morti" che fu dipinta sul
muro in color grisaglia su sfondo rossiccio-ocra, formando un fregio di
7 metri di lunghezza.
CONCLUSIONI La maggior parte dei visitatori di Kermaria rimangono sorpresi dalla
mancanza di un vera e propria suggestione ossessiva della morte. "L'idea della morte che livella tutte le condizioni è vecchia come il mondo. L'idea dell'inesorabilità e dell'incertezza dell'ora fatale è stata spesso utilizzata dal Cristianesimo come un salutare monito. Così non sorprende di trovarla in forma così marcata nella cultura bretone, in questo paese, dove la fede è praticata con risolutezza e dove la popolazione di marinai è abituata a vedere la morte in faccia…".
Il pensiero di morte non è sempre cosa negativa. Riconduce all'umiltà,
invita alla bontà, aiuta a superare tutte le difficoltà e apre, al
cristiano, la porta della speranza.
TESTI DI RIFERIMENTO
"Addio cappellini, mazzolini, fiorellini.
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